Italiani Brava Gente

Una rassegna molto accurata delle narrazioni sul fascismo e sulla Resistenza che si sono susseguite nel corso dei decenni in Italia a seconda delle necessità, delle strumentalizzazioni e delle percezioni del momento storico in cui sono state di volta in volta rielaborate. Uno strumento molto utile per fornire agli studenti non solo alcune possibili letture del ventennio, della guerra, degli alleati e dei partigiani, ma anche per offrire un quadro piuttosto esauriente dell’Italia dall’immediato dopoguerra al presente (l’autore si ferma all’istituzione del giorno della memoria, il 27 gennaio del 2002).

Il problema degli italiani brava gente è in realtà meno importante di quanto il titolo voglia lasciare intendere. E anche il sottotitolo si riferisce in realtà solo a una delle questioni toccate dall’articolo. Piuttosto, la base teorica su cui l’autore costruisce il suo discorso è costituita da tre punti principali: a) la questione dell’assenza in Italia di una memoria condivisa sia da un punto di vista geografico (la Resistenza come fenomeno settentrionale; la presenza degli alleati al sud) sia da un punto di vista politico (la Resistenza come mito fondativo della Repubblica e della credibilità istituzionale del Pci); b) la storicizzazione, di origine crociana, ma ampiamente accettata a sinistra e nella Dc, del ventennio come momento di rottura della continuità storica e del bienno 1943-45 come vero volto dell’identità italiana con conseguente rimozione, nell’immediato dopoguerra, delle responsabilità storiche del fascismo; c) l’idea, ampiamente propagandata durante il ventennio, del fascismo come completamento del processo risorgimentale, che viene riassorbita e rovesciata dalle forze democratiche negli anni cinquanta nella considerazione della Resistenza come realizzazione dell’ideale unitario ottocentesco. Alla luce di queste considerazioni, Fogu distingue quattro periodi storici:

Il secondo Risorgimento (1946-1960): la politica della continuità tra Risorgimento e Liberazione come necessità di dimenticare il passato recente (e reintegrare i fascisti nello Stato) si interrompe con la vittoria della Dc nelle elezioni del 1948 e genera la prima divisione tra la celebrazione delle forze armate e dei partigiani durante il 25 aprile. Dc e Pci sono in competizione per l’egemonia sulla Liberazione e i primi cominciano una politica di avvicinamento ai partiti di estrema destra, compreso il Msi, in funzione anticomunista.

La rivoluzione mancata (1960-1975): la violenta contestazione al governo Tambroni riapre le trattative tra Dc e Pci e la Resistenza ottiene l’istituzionalizzazione della memoria partigiana. Anche sul piano culturale, il processo di rimozione del ventennio viene interrotto a favore di una rielaborazione soprattutto cinematografica di fascismo e Resistenza. Alle politiche istituzionali del centro-sinistra reagisce il 68 che contesta principalmente l’immagine della Resistenza offerta storicamente dal Pci. I giovani comunisti rimproverano ai dirigenti di aver anteposto alla necessità del riconoscimento istituzionale del Pci, la realtà insurrezionale e rivoluzionaria della Resistenza. La Resistenza viene dunque interpretata come “rivoluzione mancata”. Il Pci e le associazioni partigiane ad esso legate rifiutano questa interpretazione sia perché scopre le contraddizioni interne alla svolta democratica del Partito clandestino sia perché demistifica la distinzione e la discontinuità tra passato fascista e presente democratico. La rivoluzione mancata consente invece di aprire il dibattito sul problema a lungo rimosso dell’uso della violenza.

La guerra civile (1975-1990): la lettura delle vicende del biennio 1943-1945, centrata fino ad ora sulla lotta partigiana, si rivolge ora al destino eroico degli internati (e.g. i 600.000 soldati italiani deportati dai tedeschi dopo l’8 settembre). Sostenute dalla monumentale biografia di Mussolini a opera di De Felice, anche le narrazioni sul fascismo cominciano a concentrarsi sulla personalizzazione delle vicende storiche e sulla vita quotidiana durante il ventennio, delegittimando la tradizionale centralità dell’antifascismo. Infine, la riscrittura del bienno 1943-1945 sotto la luce della guerra civile (come nel caso del celebre studio di Claudio Pavone, 1991) porta a compimento il processo di revisione della lotta partigiana e apre la strada a una vera e propria riscrittura della storia messa in opera negli anni successivi.

La morte della patria (1990-Present): la svolta di Occhetto, l’ondata di Tangentopoli e il successo della Lega (e del dibattito sull’unità nazionale che lo accompagna), modificano il quadro in questo ultimo periodo storico. In particolare, il Pds accetta l’ipotesi della guerra civile e apre alla possibilità di una riconciliazione nazionale alla luce dell’equiparazione fra partigiani e repubblichini. Un punto di svolta, secondo Fogu, è rappresentato dalla pubblicazione, nel 1996, di La morte della patria di Ernesto Galli della Loggia: “the 8 September caused a break in the feeling of national identity for most Italians, which was only deepened by the memorialization-historization of the resistance in the postwar period” (p. 165). Secondo Galli della Loggia le divisioni politiche e sociali del dopoguerra e l’incapacità di fare i conti con il passato sono stati il frutto di questa impossibilità di accettare la morte della patria rappresentata dalla crisi dello Stato (fuga del re, mancanza di direzione delle forze armate, invasione straniera, guerra civile).

Emergono infine altri tre punti interessanti che riguardano gli ultimi anni: a) la questione delle foibe, in cui la percezione dello slavo ha fatto da sfondo, come già durante il fascismo e alla luce degli odierni movimenti migratori, alla ridefinizione dell’identità italiana; b) la rimozione, fin dai primi anni del dopoguerra, della questione relativa all’antisemitismo e alle leggi del 1938 (rimessa in discussione nel 1997 dal film di Benigni La vita è bella); c) la comparsa sulla scena politica di Berlusconi e dell’antiberlusconismo (tema, quest’ultimo, che non viene però sufficientemente approfondito).

Paolo Fogu, Italiani Brava Gente: The Legacy of Fascist Historical Culture on Italian Politics of Memory, in R.N. Lebow, W. Kansteiner e C. Fogu (a cura di), The Politics of Memory in Postwar Europe, Durham and London, Duke University Press, 2006, pp. 147-176. – L’immagine è tratta da qui

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