Un piccolo fatto vero

sang

Il piccolo fatto vero è che oggi è il compleanno di Edoardo Sanguineti, che nasceva a Genova 82 anni fa. Lo abbiamo ricordato su Radio Città del Capo, alla Colazione dei Campioni con Elena e Massimiliano leggendo Postkarten 49, una poesia del 1977 particolarmente importante nella produzione di Sanguineti perché rappresenta un momento di passaggio, una soglia da una fase della sua poesia a un’altra. Per avvicinarsi alla poesia di Sanguineti forse varrebbe la pena di cominciare da qui, dalla poesia di questi anni, dalla sua produzione più divertita e divertente. A condizione però di essere aperti al confronto con un linguaggio che non corrisponde sempre all’idea tradizionale e un po’ ingessata che abbiamo della poesia, a condizione di confrontarsi con una poesia che utilizza strumenti diversissimi per raccontare la realtà.

Qui, però, vorrei trascriverne un’altra: si tratta del decimo componimento di Purgatorio dell’Inferno (XVII poesie, 1960-1963), la terza raccolta di poesie di Sanguineti, scritta in un momento in cui il poeta è ancora animato dalla volontà di chiudere i conti con la poesia d’avanguardia, in cui vuole utilizzare gli strumenti dell’avanguardia per superarla definitivamente. Sono gli anni dei novissimi, del Gruppo 63, di un’esperienza letteraria dirompente e animata da un dibattito politico e letterario spesso ferocissimo, in cui la sua scrittura è davvero complessa, e spesso è ancora di non facile comprensione.

questo è il gatto con gli stivali, questa è la pace di Barcellona
fra Carlo V e Clemente VII, è la locomotiva, è il pesco
fiorito, è il cavalluccio marino: ma se volti il foglio, Alessandro,
ci vedi il denaro:
…………………questi sono i satelliti di Giove, questa è l’autostrada
del Sole, è la lavagna quadrettata, è il primo volume dei Poetae
Latini Aevi Carolini, sono le scarpe, sono le bugie, è la Scuola d’Atene, è il burro,
è una cartolina che mi è arrivata oggi dalla Finlandia, è il muscolo massetere,
è il parto: ma se volti il foglio, Alessandro, ci vedi
il denaro:
…………e questo è il denaro,
e questi sono i generali con le loro mitragliatrici, e sono i cimiteri
con le loro tombe, e sono le casse di risparmio con le loro cassette
di sicurezza, e sono i libri di storia con le loro storie:

ma se volti il foglio, Alessandro, non ci vedi niente:

In questi primi anni della poesia di Sanguineti, diciamo fino al 1972, fino a una raccolta che si chiama Reisebilder, immagini di viaggio, la poesia di Sanguineti è una poesia complessa come il mondo che la circonda, ed è una poesia che si rifiuta di comunicare. Eppure in questa complessa struttura compare un componimento come Purgatorio dell’Inferno 10 che in qualche modo preannuncia l’estrema comunicabilità della poesia successiva di Sanguineti. Un poesia che a cominciare da Postkarten sarà diaristica, molto quotidiana, spesso autoironica e giocosa, basata sulla poetica del “piccolo fatto vero”. Anche quello raccontato in questa poesia è un piccolo fatto vero, un dialogo molto domestico con il secondo figlio, Alessandro, che allora, nel 1962, aveva tre anni, e che si affacciava al mondo con la curiosità di un bambino a cui il padre però deve offrire gli strumenti per interpretare la realtà.

Questa poesia, scritta mezzo secolo fa, nel maggio del 1962, è oggi attualissima. Solo pochi anni fa sarebbe stata l’espressione di un marxismo un po’ vetero, un po’ “viscerale” – come avrebbe detto lo stesso Sanguineti, che si definiva, così, appunto: “un comunista viscerale” – e invece oggi ci parla di noi, della nostra esperienza quotidiana in tutta la sua materialità. Ecco, Sanguineti è prima di tutto un poeta materialista, nel senso moderno del termine. La materialità del mondo, la materialità del corpo e del sesso, anche, la materialità del linguaggio – tutta questa materia, con Sanguineti, entra nella poesia perché Sanguineti è un poeta che vuole stare nella storia, che utilizza tutti gli strumenti che gli offre la lingua per fare i conti con la realtà del suo tempo.

A leggere oggi questa prima parte della sua produzione si notano moltissimi elementi che rendono questo linguaggio così diverso da quello a cui siamo abituati quando parliamo di poesia. C’è, ad esempio, un verso talmente lungo da deformare la misura tipografica tradizionale del libro; c’è una metrica nuova, che non si basa più sul verso della tradizione italiana, ma segue quella che gli amici di Sanguineti definivano “la misura del respiro”; c’è un tensione continua, fortissima verso la prosa, proprio contro il bel canto della poesia tradizionale. E ancora c’è un uso di un linguaggio che fino agli anni sessanta veniva giudicato inappropriato per la poesia, sia nella scelta delle singole parole sia nell’accostamento di parole distanti: “i tuoi fiori sospenderò finalmente ai testicoli dei cimiteri”, dice in una delle sue prime poesie, tanto per capirci (e del resto in questa poesia ci sono l’autostrada del sole, il muscolo massetere e le casse di risparmio con le loro cassette di sicurezza).

Ecco, Sanguineti è stato soprattutto un intellettuale e un poeta consapevole degli strumenti che aveva a disposizione per dare una forma poetica ai contenuti del mondo. È stato anche – e vale la pena di ricordarlo nel giorno del suo compleanno – un uomo straordinario, un intellettuale combattivo e polemico, coltissimo e famoso anche all’estero, eppure sempre di un’umanità impressionante: chi ha avuto la fortuna di incontrarlo personalmente ha conosciuto una persona aperta e gentile, umana, appunto, e sempre disponibile al dialogo.

L’immagine è tratta da qui.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s