Attraverso

La prima volta, mi era successo quattro anni fa, il 25 aprile, a un concerto di Capossela a Parma, nella piazza della città. La piazza era piena, era piena davvero, perché il concerto era gratuito e perché, be’ certo, sì, era Capossela. A un certo punto mi ero accorto che tanti, tantissimi attorno a me, soprattutto maschi, non guardavano il concerto. Guardavano il telefono, lo smartphone o la videocamera che avevano in mano. Guardavano il concerto attraverso lo schermo, come se fossero a casa, davanti alla tivvù. Solo che questi qui erano in piedi, accalcati tra un milione di altre persone e con le braccia alzate, per giunta, che alla lunga, le braccia alzate, fanno male.

È come diceva Lacan, ho pensato, che non riusciamo a guardare il Reale e abbiamo bisogno del Simbolico e dell’Immaginario per non rischiare la psicosi. E questi qui il reale, con la minuscola, il quotidiano, ciò che consideriamo l’esperienza, questi qui, forse, non sono abituati ad averci più a che fare e hanno bisogno di uno schermo televisivo portatile per percepire le cose. E con la scusa di farla loro la televisione, di avere una parte attiva nella formazione delle immagini che normalmente, a casa, percepiscono passivamente, finiscono per ritrovarsi qui, in mezzo alla gente, nella piazza, a fare la stessa cosa, a sorbire passivamente, pure qui, in piazza, quello che subiscono passivamente a casa, in tivvù.

francesco

L’immagine viene da qui

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