Secondo Michel Foucault, tra il XVII e il XIX secolo la confessione comincia a funzionare nelle società occidentali come uno strumento di sorveglianza e di controllo. Chi si sottopone all’interrogatorio deve dire tutto di sé, lasciando emergere dalle profondità della coscienza una verità nascosta attraverso cui il confessore, il medico o il giudice valuteranno la possibile pericolosità sociale dell’individuo sotto esame. La giurisprudenza e la medicina da una parte e la psichiatria e la psicoanalisi dall’altra si incaricano di richiedere la confessione, di imporla e apprezzarla, intervenendo, quando è il caso, per giudicare, punire, perdonare, consolare, riconciliare. Questo studio indaga i modi in cui, nella Coscienza di Zeno e in Uno, nessuno e centomila, i personaggi di Italo Svevo e Luigi Pirandello si sottopongono ai meccanismi disciplinari imposti dalla confessione e il prezzo che devono pagare per sfuggire all’esclusione sociale.

Antonio Schiavulli, Soggetti a nessuno. Svevo, Pirandello, Foucault, Modena: Mucchi, 2014. 280 pp. 20 euro ISBN 978-88-7000-618-6 – acquista… »

 

 

La prima impresa coloniale di conquista e occupazione della Libia rappresenta il culmine della politica di unità nazionale promossa dai governi liberali per “fare gli italiani” e il modello per l’imminente propaganda interventista e fascista, negli anni in cui si compie un vero e proprio mutamento del ruolo degli intellettuali nella società. Si sono raccolti qui alcuni degli interventi che animarono il dibattito dei letterati intorno alla legittimità dell’occupazione libica e della politica espansionistica dell’Italia giolittiana. Se la prassi politica, negli anni presi in esame, ha potuto modellarsi sui caratteri della aggressione, della violenza e della negazione dell’Altro, è stato anche in virtù della capacità di produzione di identità messa in scena da un apparato di diffusione culturale che aveva, fra i suoi protagonisti, gli intellettuali e dalla costante negoziazione di questo apparato con le sollecitazioni imposte dalle masse. Pascoli e d’Annunzio, Papini, Prezzolini e Serra, Corradini, Valera e Marinetti forniscono dunque, con i loro scritti, un documento utile per comprendere le forme di produzione dell’ideologia coloniale.

Antonio Schiavulli, La guerra lirica. il dibattito dei letterati italiani sull’impresa di Libia (1911-1912) Ravenna: Giorgio Pozzi editore, 2009. 200 pp. 15 euro. ISBN 978-88-961170-2-6 – acquista… »

 

Dalle prime prove poetiche degli anni cinquanta alle sperimentazioni più radicali nell’ambito della Nuova avanguardia, la poesia di Alfredo Giuliani (Mombaroccio, 1924 – Roma, 2007) rappresenta un lungo viaggio nelle possibilità che il testo offre ai significati dell’esperienza. Affiancata da una produzione critica eclettica e militante, la poesia di Giuliani esplora il rapporto difficile che intercorre tra la parola e la realtà, tra il senso e il significato. Recuperare al presente quell’esperienza poetica, insieme individuale e collettiva, significa innanzitutto storicizzarla e restituirla al divenire complesso della letteratura del secondo Novecento per farne strumento di comprensione non solo delle dinamiche interne al dibattito sulla poesia, ma anche di quelle relative alla percezione del reale e alle forme del comunicare. In questa prospettiva, la posta in gioco delle scelte stilistiche, delle opzioni formali, della teoria e della prassi di Giuliani e dei suoi compagni di strada non è più semplicemente linguistica o letteraria, ma innanzitutto politica e filosofica.

Antonio Schiavulli, L’avventura dentro i segni. La poesia novissima di Alfredo Giuliani, Bologna: Gedit, 2008. 194 pp. 22 euro. ISBN 978-88-602-7062-7 – acquista… »