Prendendo avvio dalla polemica sollevata dallo scrittore francese Philippe Sollers sulle pagine di «Repubblica» nel 1976 in merito all’esaurimento dell’esperienza del Gruppo 63, il contributo ripercorre l’attività critica e la produzione letteraria di Alfredo Giuliani, contraddistinta da una programmatica (e ideologica) “volontà di sperpero”. La ricerca espressiva di Giuliani è volta proprio a destituire il linguaggio di ogni istanza soggettiva e spingere all’estremo limite la sua sperimentazione linguistica fino al limite del dicibile. Giuliani era consapevole che l’assenza di eredità era la conseguenza necessaria della sperimentazione della neoavanguardia, “un’arte da museo” secondo la celebre formula di Edoardo Sanguineti.

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