Nella tradizione critica che ha affrontato l’opera di Svevo e di Pirandello nel corso della seconda metà del Novecento si possono riconoscere, almeno schematicamente, due linee di tendenza nate entrambe all’interno di un’area che possiamo definire genericamente marxista. Secondo queste due linee, al paradigma positivista dell’ultima parte del diciannovesimo secolo e che si era espresso nelle poetiche del Naturalismo francese e del Verismo italiano, sarebbe subentrata, con il Novecento, la crisi di quel modello epistemologico e l’affermazione di una soggettività alienata, espressione della barbarie capitalista, che a sua volta si sarebbe manifestata nel «romanzo nuovo».

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