Il volume Che cos’è la poesia?, in cui Luciano Anceschi raccoglie le lezioni del suo ultimo anno di corso all’Università di Bologna, appare come un tentativo di riassumere il percorso di definizione di una nuova fenomenologia critica, un paradigma la cui elaborazione ha accompagnato lo studioso per tutto il corso dei suoi studi accademici. Esso viene inteso e definito in opposizione ed esplicita polemica con la tendenza tipica di ogni filosofia (dunque di ogni estetica) a trattare dell’arte come di uno dei momenti di un orizzonte teorico-sistematico ben definito e più ampio che sacrifichi al Sistema la stessa concretezza materiale del fare artistico. Si capisce che è stato fin dall’inizio urgente in Anceschi il proposito di liberarsi dalle categorie crociane e dalla loro influenza nella cultura italiana della prima metà del Novecento, sviluppando i presupposti teorici del recupero, da parte di Antonio Banfi, del pensiero husserliano in funzione antidogmatica contro ogni assunzione definitiva del momento tetico e, in ultima analisi, con preciso riferimento al neoidealismo.

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in Poetiche 10.3 (2008): 485-509