Nel tracciare alcune possibili linee di sviluppo della poesia moderna, un giovane Luciano Anceschi individuava nell’analogia e nel correlativo oggettivo le due grandi istituzioni che, fra continuità e rotture, fra rifiuti apparenti e avventurosi recuperi, ne avevano costituito la più salda tradizione. Con la sua prima raccolta poetica, Il cuore zoppo pubblicata nel 1955, Alfredo Giuliani ha tentato di attraversare quella tradizione facendone emergere i limiti e le interne contraddizioni. Quelle stesse poi che già Anceschi denunciava cautamente una decina d’anni prima nell’antologia dei Lirici nuovi, prendendo, è vero, le distanze dall’uso che dell’analogia avevano fatto i simbolisti e riconoscendo ai “poeti nuovi” (e poi soprattutto a Ungaretti) un margine piuttosto ampio di originalità senza le confusioni su cui ancora pareva insisteva nelle sillogi precedenti; ma ammettendo in seguito che quell’esperienza “fu invece il tentativo di immettere nella vivente realtà della nostra cultura poetica tutta la tradizione simbolista, e di immetterla nel modo più radicale e profondo possibile”.

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in Critica letteraria 4.129 (2005): 731-752