Il tautofono (1969) rappresenta il compimento della ricerca poetica avviata da Alfredo Giuliani negli anni cinquanta e insieme la soglia invalicabile oltre la quale si trovano il silenzio o la poesia. Il saggio analizza l’ultima raccolta del Giuliani “novissimo” attraverso il pensiero di Ludvig Wittgenstein a metà strada tra le conclusioni del Tractatus e la riapertura alle potenzialità del linguaggio offerta dalle Ricerche. Ne emergono l’impaziente relazione con il Reale e l’impossibilità di dominarlo attraverso la parola, ma anche un bilancio complessivo dell’esperienza poetica della Nuova avanguardia.

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in Poetiche 6.2 (2004): 277-323

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