Il presupposto che sta alla base di questo intervento è che la guerra coloniale abbia costituito una delle principali strategie di creazione e di coesione dell’identità nazionale italiana all’indomani dell’Unità e fino alla caduta del fascismo. In questa prospettiva, la prima impresa di colonizzazione italiana della Libia nel 1911 assume un valore particolarmente interessante per noi da un punto di vista culturale. Quell’impresa coloniale, infatti, si presenta da una parte come la sintesi della retorica maturata dalle esperienze coloniali precedenti; e dall’altra si offre come modello per la propaganda bellicista degli anni successivi inaugurando strutture retoriche e modelli ideologici di cui il fascismo farà ampio uso durante il ventennio.

L’impresa libica, inoltre, coincide con un momento di radicale ridefinizione del ruolo degli intellettuali nella nascente società di massa italiana e proprio nel contesto della fondazione dell’identità nazionale. A ridosso di quegli anni, infatti, una nuova generazione di letterati assiste alla rapida trasformazione della società italiana da una società ancora legata a modelli sociali e culturali ottocenteschi a una società massificata più aggiornata alle esigenze del nuovo capitalismo internazionale. Si tratta di una trasformazione che quella generazione di letterati per certi versi subisce, ma che insieme contribuisce a modellare.

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