In Laborintus (1956) di Edoardo Sanguineti, il plurilinguismo, inteso come giustapposizione di lacerti linguistici derivati dalla tradizione occidentale e disposti ad un poliglottismo antilirico, contribuisce alla frammentazione della soggettività poetica. Esercizio di montaggio di materiali lirici e prosaici, di registri eterogenei, di stili in conflitto, di modi linguistici della coscienza e dell’inconscio in cui ogni voce è sempre la voce di un altro, il poemetto si muove verso lo sconfinamento intersemiotico nei territori della pittura e della musica, dall’espressionismo astratto al serialismo, da Pollock a Webern. In questo modo la poetica di Sanguineti è costantemente orientata al confronto con l’altro e, mossa dall’ambizione di riassumere in sé l’intera esperienza linguistica dell’avanguardia storica, risulta capace di produrre soggettività linguistiche policentriche e alienate.

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in Poetiche 6.2 (2004): 277-323

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